mercoledì 27 agosto 2025

Lo devi leggere (9)

 

Di madre in Figlia

di Concita De Gregorio, Feltrinelli Editore




 

Incontri il libro che ti spiega come stanno le cose.

 

Lo incontri in una estate fresca, non di quelle afose, una estate che ha il sapore di una tardiva primavera o di un autunno precoce.

 

Lo leggi mentre il mondo intorno muore, per colpa degli uomini che non sempre sanno amarsi.

 

Si chiama “Di madre in figlia”, il titolo che spoglia presto il suo cuore ed è scritto da una scrittrice dalla penna lieve, che ha raccontato storie difficili di donne con una gentilezza commovente, una scrittrice che sempre avrà posto nella mia libreria.

 

Quattro donne, forse cinque anche se di una non conosciamo il nome. Cinque generazioni, cinque modi di vivere femminilità, maternità ed ingegno, cinque eredità genetiche e di memoria che sono state tramandate, dall’una verso l’altra. 

 

I loro nomi carichi di storie, di scelte differenti e di sguardi verso il passato della loro famiglia e verso il futuro delle loro figlie.

 

Adè, che preferisce il nome accorciato a quello scelto per lei, Adelaide. Giovanissima donna alla ricerca di se stessa, stretta e insieme al sicuro tra le trame di protezione e ansia di sua madre, tesa a comprendere il senso delle scelte di sua nonna, attratta dalla libertà e dalla assenza (apparente) di legami di una donna che sembra assomigliarle. Adè è la guida tra le trame dei cuori di queste donne.

 

Angela, insieme una figlia a cui pare di non essere stata accudita e protetta abbastanza e una madre che ha imparato a ricoprire di ansie e barriere protettive la vita di sua figlia. Angela è una donna che ha lavorato duro sul suo talento e sulle capacità mentali anche a discapito di un amore asimmetrico e stanco.

 

Marilù, la protagonista più affascinante (che gode della luce riflessa della donna che l’ha preceduta e di quelle che l’hanno anagraficamente seguita), dalle lunghe mani, dal corpo bellissimo, dagli occhi magnetici insieme buoni e feroci, dalla bellezza quasi vertiginosa.  Di lei non si sa molto, ma si conosce sempre più nel corso del romanzo, in attesa di comprendere il perché della sua vita libera e solitaria.

 

Ma al di là della storia, che tiene incollati alle pagine, quello che conta e che resta tra le dita e le ciglia appena finisci di leggere il libro, è la forza di queste donne, in grado di amare nonostante tutto. Perché l’amore di una madre non è perfetto ma nessun amore lo è. Ognuno ama con quello che è.

 

Nonostante le scelte diverse.

Nonostante le aspettative degli altri.

Nonostante le maternità precoci.

Nonostante gli amori brevi ma di una vita.

Nonostante gli uomini gentili e quelli insicuri.

Nonostante le madri, le nonne, le figlie.

Nonostante le fiamme.

 

Immagina una donna che osserva, fuori da una finestra, le donne che più ama e da cui più fugge, ridere tra loro. 

Immagina un cuore colmo nel vedere la gioia di amarsi nonostante le differenze.

Immagina di comprendere che ci sono storie che, anche se non raccontate, segnano le vite di chi non le ha vissute. 

 

Immagina di essere viva e di cercare il modo, la misura, la quantità di amore da offrire per non soffocare l’altro o da ricevere per non annegare. 

Immagina di avere una estate intera per conoscere una persona e scoprire la sua e la tua storia.

Immagina di sapere che chi ami non ti appartiene ma di appartenere a chi ami, senza difese.

 

Ciascuna delle protagoniste è un po’ se stessa e un po’ le altre, in una danza che riguarda tutti noi.

 

 

Uno di quelli libri che, terminati, ti lasciano orfana.

 

 

 

 

“Ciascuna di noi fa il meglio possibile, con le migliori intenzioni e con i mezzi che ha".

 

lunedì 12 maggio 2025

 



Figlio 


Temo di non riuscire a crescere 

se non con te. 

Saprai presto che le risposte non date, 

non le conosco. 

Che i divieti, pur chiari, 

nascondevano paure. 

Saprai presto che l’assenza di difetti, 

non esiste. 

Ho provato a dirtelo 

ma l’ho certamente detto male. 

Perché proteggi chi ami 

persino da una parte di te stesso. 

Io sono felice che tu esista, 

non mi serve altro, 

il tuo sorriso, 

la tua voce, 

la tua storia. 

Saprai presto 

quale amore profondo 

lega 

chi c’era 

con chi nasce. 



Eliana Bellezza


martedì 4 febbraio 2025


 Lo devi leggere (8)

I viaggi (e i libri) necessari


Tutti gli indirizzi perduti 

di Laura Imai Messina, Einaudi Editore


 

Se questo libro fosse un gesto, sarebbe una carezza.

 

Offerta da mani antiche, dalle mani grinzose di un nonno dagli occhi buoni e dalla voce profonda e rivolta ad un giovanissimo nipote dalla pelle rosea e vellutata. Come quella carezza che una madre muta potrebbe indirizzare alla figlia mentre la voce di una altra donna le legge favole e storie meravigliose, prestandole la voce.


Carezze che bagnano il viso come acqua di oceano, che hanno il profumo della carta di un libro che si sfoglia, che sfuggono alla fretta di amarsi a tutti i costi e costruiscono il lessico di un volersi bene lento e profondo.

 

Risa, giovane ricercatrice universitaria, vestita quasi sempre in maglietta bianca e jeans, alla ricerca di se stessa e protagonista di questa storia, compie con il lettore due viaggi necessari.

 

Il primo, fisico, verso una isola quasi disabitata del Giappone nel mare interno di Seto, dove esiste un ufficio postale speciale che raccoglie tutte le lettere e le cartoline che, per motivi diversi, non possono essere recapitate al destinatario. Lettere dedicate agli oggetti, alle stagioni, a se stessi del passato o del futuro, a persone incontrate per caso e poi mai più viste, a luoghi, a suoni, a figli persi, a fiori, ad animali, al tempo. Lettere perdute ma presenti, urgenti, piene.

 

E un altro viaggio, questa volta interiore, intimo ed insieme doloroso e catartico, che Risa compie dentro se stessa, dentro i suoi ricordi passati e dentro gli urgenti bisogni di verità.

Un viaggio teso a incontrare nuovamente Marie, la sua mamma, una donna speciale ed unica, in un luogo diverso dall’esistenza terrena. Risa desidera incontrare sua madre dentro le lettere o i pensieri che anni prima ha indirizzato a sua figlia e che forse ha spedito proprio all’Ufficio postale "alla deriva".

 

Ma a ben guardare c’è un terzo viaggio che Risa compie in questo tempo. 

 

Il viaggio nelle vite degli altri, nei loro sentimenti, nei loro ricordi ed in ognuno di questi mittenti Risa, e noi che leggiamo con emozione ininterrotta sin dalle prime pagine con lei, troviamo tracce di esistenza privata.  


Un viaggio il cui esito non è scontato. Perché incontrare l’altro è sempre faticoso e difficile, ma, quando siamo pronti all’ascolto, ogni confidenza può diventare un dono da ricevere con gratitudine.

 

La scelta della lettera, quale luogo a cui affidare un pensiero, leggero o folle o persino inconfessabile, regala a chi scrive lo spazio di esprimersi senza limite, senza pausa, senza gli schemi comunicativi del dialogo. E contemporaneamente consente a chi ascolta di rimanere dentro alle parole che riceve, di annusarle, ingoiarle e farle proprie, in piena accoglienza dell’altro.

 

Risa leggerà per il lettore numerosissime lettere di altri, frammenti di missive perdute. In ognuna troveremo un "amo d’oro" (citando la migliore amica di Risa, dolce figura specchio della protagonista)a cui abboccare, per nutrire un ricordo perduto, un sentimento provato o anche solamente un racconto ascoltato e dimenticato. E il lettore si troverà più volte con gli occhi imperlati e il cuore spogliato, perché qualcuno ha saputo leggere pensieri tenuti al riparo.

 

Risa (e sempre noi con lei) raccoglie tutte quelle sensibilità ricevute dalle lettere che legge e che ha il compito di catalogare ed in esse trova la cura alla propria inquietudine, la strada per ricevere le risposte che cerca da una vita. Il legame fortissimo che la lega alla figura di suo padre, postino anche lui, le offrirà una lente privilegiata per cogliere la forza curativa della parola scritta.

 

Tra una lettera e l’altra, poi, la delicata penna della scrittrice ci regala una storia. 

 

D’amore, quello di un giovane isolano dai gesti delicati e dalle parole morbide. Un uomo che quell'amore saprà attendere, incontrare, vegliare e ritrovare.

 

Una storia di genitorialità, di madri e padri che offrono ai figli una versione di se stessi che spesso non coincide con la storia che hanno vissuto al solo scopo di non tramandare loro dolori profondi.  

 

Una storia di figli che cercano le ragioni dei genitori e che, esausti, scoprono che l’amore non va indagato, il bene non richiede di essere studiato, nonostante la follia delle menti.

 

Una storia di amicizia tra generazioni, tra anziani e giovani, tra chi fu e chi c’era tra passato e presente. Una storia personale ed insieme di tutti.

 

Una storia di ricerca, di rinascita, di una felicità sussurata, senza proclami o sfarzo, ma semplicemente presente. 

 

Avevo bisogno di un libro così per far pace con il rumore del mondo che talvolta racconta senza ascoltare.



p.s. La consapevolezza di poter e dover "amare" lo sconosciuto, di vedere l'umanità nell'estraneo, di nutrire il proprio pensiero attraverso la vita di chi non conosciamo, è anticamente rivoluzionario e può davvero curare l'umanità. Perché, se conoscere l'altro non è la condizione per amarsi, ci si può davvero salvare anche nonostante la nostra intima solitudine. Cinque stelle.



"L’amore non si studia Risa. Mai mettere in questione la gioia, semmai serve indagare l’odio perche ciò che si disseziona cambia forma e non si riesce più a vederlo nello stesso modo. Le cose belle sentile, non metterti a toccarle. Le cose brutte mettile in discussione quanto ti pare"

Lo devi leggere (9)   Di madre in Figlia di Concita De Gregorio, Feltrinelli Editore   Incontri il libro che ti spiega come stanno le cose. ...